giovedì 28 marzo 2013

La Fideuà di Andrea


Rieccomi per il terzo appuntamento con la pazza sfida dell’MTC. Ancora una volta vi partecipo con tanto entusiasmo e con l’ardente desiderio di NON vincere!


Questo mese ci siamo trasferiti in Spagna. È il 1915, stiamo nella cambusa di un peschereccio che sta navigando davanti la costa dei paesi catalani e debbo servire il pranzo al mio capitano ed ai pescatori.
Io sono Zabalò, vengo da Gandia (Valencia) e faccio il cuoco (per la verità sono un cuoco novello, ma questo non l'ho detto a nessuno). Considerato che il capitano ha l’abitudine di mangiare per sé tutta la paella che preparo, senza mai lasciare un chicco di riso agli altri, ho deciso di fare un piatto meno appetitoso: sostituirò il riso con una sorta di spaghettini corti (fideos) nella speranza che ne lasci abbastanza per il resto dell’equipaggio.
Evidentemente questo piatto, che ho chiamato ‘fideuà’, non solo è stato molto apprezzato dal capitano, che come al solito se l’è pappato tutto, ma ha riscosso un così grande successo che si è prontamente diffuso dal mare alla terraferma, passando nella vicina Catalogna che l’ha adottato come fosse una sua specialità.

Ed ecco come ho fatto la mia Fideuà.

Per prima cosa preparo la Salsa Aioli.
In precedenza ho fatto alcuni tentativi preparandola con solo aglio, olio e sale, ma come risultato ho sempre ottenuto una pappetta semifluida, ottima di sapore ma deludente come aspetto. Stavolta decido di usare anche un tuorlo d’uovo, ottenendo finalmente un risultato pienamente soddisfacente.










Nel dettaglio ho operato nel seguente modo.
Preparo 3 spicchi di aglio bianco di Voghera D.O.P.: lo spello, tolgo il germoglio interno, e lo schiaccio lavorandolo al mortaio fino a ridurlo in una purea finissima; lo trasferisco quindi in una ciotola un po’ più grande dove ho messo un tuorlo d’uovo bio ed un pizzico di sale. Con la frusta comincio ad amalgamare gli ingredienti per poi aggiungere olio extra vergine goccia a goccia. Continuo a lavorare con la frusta a lungo, aggiungendo l’olio poco per volta, facendolo scorrere lungo la parete della ciotola ed evitando di versarlo direttamente sull’emulsione. Quando la salsa ha raggiunto il volume desiderato (non so di preciso quanto olio ho usato, forse 200 ml) e si è parecchio addensata, aggiungo a filo in po’ di succo di limone filtrato. Continuo a lavorare ancora un paio di minuti, quindi copro con la pellicola e metto in frigorifero. Naturalmente tutti gli ingredienti erano a temperatura ambiente, salvo il limone che stava in frigorifero e che ho previamente riscaldato mettendolo sul fuoco per pochi secondi.

E adesso andiamo a cercare il pesce per la fideuà: devo preparare per 4 persone, anche se in realtà saremo in 3 a mangiarla per la presenza di un vegetariano nella ciurma; ma pazienza, quella che avanza ce la mangeremo il giorno dopo!

Questo è quello che ho trovato (tutto pesce freschissimo; le quantità indicate sono orientative).
·      Una gallinella (350 g);
·      Un pezzo di merluzzo al taglio pescato su mare profondo (250 g);
·      Calamari già puliti e tagliati (350 g);
·      Cozze (700 g);
·      Vongole (300);
·      4 Gamberoni;
·      4 Scampi.

Passo quindi a preparare il Brodo di Pesce.
In una pentola piuttosto capiente metto i seguenti vegetali: una carota spellata, un gambo di sedano, una cipolla non tanto grande, un pomodorino pachino maturo per dare un po' di colore, qualche grano di pepe nero ed un pugnetto di sale; aggiungo quindi la gallinella pulita ed il pezzo di merluzzo.
Porto l'acqua ad ebollizione e lascio cuocere i pesci per circa mezz'ora, togliendo con una mestola forata la schiuma che si forma in superficie.
Quando il pesce è cotto, lo tolgo dal brodo, lo faccio raffreddare un poco, quindi lo pulisco raccogliendo la polpa in un piatto per consumarla poi in un secondo tempo.
Le teste e le lische dei pesci le recupero e le rimetto nel brodo per dare più sapore. Faccio sobbollire ancora per una ventina di minuti e, quando il brodo è pronto, recupero i vegetali (pomodoro, carota e sedano, ma niente cipolla) e li trito con un passaverdure, insieme alle lische ed alla polpa di pesce; il passato lo raccolgo in una terrina.



Filtro il brodo e lo metto su una pentola un po' più piccola.

E adesso comincio a preparare la fideuà.
Preparo la pasta spezzettando 400 g di spaghetti, ottenendo da ogni spaghetto 6 pezzi di circa 3-4 cm.



Intanto in un tegame abbastanza capiente faccio aprire le cozze e le vongole che ho prima lavato ripetutamente per togliere residui di sabbia ed altre impurità. Alle cozze tolgo il bisso afferrandolo con le dita e tirandolo con decisione seguendo la linea di sutura delle due valve.



Quando tutti i molluschi si sono aperti, dopo circa 10-15 minuti di cottura a fiamma vivace con il tegame coperto, spengo il fuoco e faccio raffreddare appena un po'. Quindi scelgo una decina di cozze tra le più belle e con il mollusco più roseo, dalle quali elimino una mezza valva e conservo l’altra metà con il mollusco; questa mezze cozze verranno usate alla fine per guarnizione.
Filtro quindi il liquido di cottura usando un colino da brodo foderato con qualche quadratino di garza sterile.



Sguscio poi le cozze rimaste e le vongole, mettendo i molluschi in una ciotola e tendole al caldo affogate in un po' della loro acqua di cottura.

Adesso comincio a tostare i fideus mettendoli in una padella con un filo di olio caldo. Quando la pasta è ben colorita, ma non bruciata,  la tolgo dalla padella e la conservo in una insalatiera.












Aggiungo un altro filo di olio, lo insaporisco con due foglie di alloro che tolgo quando finiscono di sfrigolare, e metto a cuocere i gamberoni, tenendoli a fiamma vivace per pochissimi minuti per lato. Tolgo dal fuoco e li conservo al caldo in una padella più piccola.
Adesso è il turno degli scampi, che cuocio allo stesso modo. Quando sono pronti li trasferisco insieme ai gamberoni, quindi copro la padella.



Aggiungo altro olio e cuocio infine i calamari che ho prima fatto a pezzi. Lascio ritirare a fuoco medio il liquido che rilasciano, quindi tolgo dalla padella e metto da parte anche loro.

Tolgo dalla padella alcuni residui di pesce sbruciacchiati, aggiungo ancora olio e comincio a fare il soffritto. Spello dapprima con un coltello affilato tre pomodori maturi (ho preferito non sbollentarli per non fare assorbire troppa acqua); li taglio a spicchi, elimino la placenta bianca ed i semini e li riduco a pezzetti molto piccoli che metto in una ciotola.
Spello un grosso spicchio di aglio, tolgo il germoglio e lo trito molto finemente. Lo faccio soffriggere fino a quando comincia a colorirsi, quindi aggiungo una bacca di peperoncino frantumata a mano (a me piace il peperoncino e lo ficco dappertutto) e poi i pomodori tritati.
Regolo di sale ed aggiungo qualche cucchiaio di brodo. Quando il sugo si è abbastanza ritirato, aggiungo una bustina di zafferano sciolto in un poco di brodo (nei porti qui intorno erano sprovvisti di pistilli di zafferano); aggiungo quindi mezzo cucchiaino di paprica dolce e giro bene per amalgamare tutto.

A questo punto verso qualche mestolo di brodo caldo e, appena alza il bollore, ci butto i fideus. Poco dopo aggiungo le verdure e la polpa di pesce che avevo tritate al mulinello e, man mano che il liquido si ritira, aggiungo  altro brodo, smuovendo spesso la pasta con una paletta di nailon. A metà cottura, dopo circa 5 minuti, verso i calamari e, poco dopo, le cozze con le vongole.
Grazie alla prova 'assaggio', che è sempre più veritiera dell'orologio, il tempo di cottura alla fine è risultato un po' più lungo degli 11 minuti indicati nella confezione.
E questo è il risultato.




La fideuà è stata quindi prontamente disposta sul piatto di portata sul cui bordo, per ornamento, è stata data una leggera spolverata di paprica. La salsa aioli l'ho invece lasciata nella salsiera a disposizione dei commensali.


That's all Folks!

La fatica è stata notevole, ma sicuramente ne è valsa la pena: è venuta una fideuà appetitosissima, dai sapori intensi e molto variegati. (Grazie Mai!)



POSTFAZIONE
Qualcuno forse si chiederà ... e il vegetariano che ha mangiato?
Tranquilli, non è rimasto a bocca asciutta!
Per lui come primo piatto ho fatto le Tagliatelle mimosa proposte da Sabrina Fattorini (architettandoincucina); però, non avendo i tartufi, li ho sostituiti con delle più banali (ed economiche) olive nere tagliate a rondelle.
Come secondo ho invece fatto delle polpette di ricotta e zafferano cotte al forno, seguendo le istruzioni di Anna (ildiariodellamiacucina). Pare che anche lui abbia molto gradito!


lunedì 25 marzo 2013

Una rondine non fa primavera... Ma due?

La primavera astronomica è arrivata pochi giorni fa, esattamente il 21 marzo con l'Equinozio di Primavera.
Ma dal punto di vista meteorologico mi sembra ancora piuttosto lontana. Per i prossimi giorni le previsioni danno pioggia e freddo.

Queste le ultime news.
Domani scuole chiuse a Trieste per il maltempo. Circolazione ferroviaria fortemente rallentata per ghiaccio sulla Venezia-Trieste. Albero caduto sui binari all'altezza di Genova Nervi. Chiusa la Statale Adriatica per frana sulla collina sopra Pesaro. Ieri in Liguria dramma alla corsa podistica Maremontana di Loano: il gelo stronca l'ex calciatore Ponzo; due partecipanti, caduti nella neve, sono stati portati in ospedale con l'elicottero; altri 20 podisti, con sintomi di assideramento, sono stati soccorsi. Non sono proprio notizie primaverili!

Eppure la primavera è arrivata! Perché?
Perché se una rondine non fa primavera, due sì!
Infatti già da qualche giorno sono tornate le rondini nel mio garage! Sì, da qualche anno le rondini hanno scelto il mio garage per fare il nido.

Arrivano in primavera, soggiornano in due, maschio e femmina, depongono le uova e dopo un po' vengono i rondinini.

le rondini nel mio garage


il nido nel garage

Questi sono i rondinini nati l'anno scorso in attesa di spiccare il primo volo.



A fine estate queste rondini lasciano il nido per migrare nei paesi dove comincia a fare caldo. Torneranno la prossima primavera.
Benvenute rondini, e cercate di mangiare tante mosche e zanzare!


domenica 24 marzo 2013

Il mio nuovo premio

La cara Consuelo del blog  "i biscotti della zia" mi ha destinato questo nuovo bel premio.



Grazie zia Consu per avere pensato anche a me; sai bene che sono un tuo grande estimatore e ti auguro grande successo con il tuo blog, anche per la gran quantità di post sempre interessanti che riesci a inserire. Si vede che hai una grande passione per la cucina!

Come la stessa Consuelo asserisce, per ritirare il premio, che è puramente simbolico e serve a far conoscere i nuovi blog o ad esprimere un pensiero positivo e visivo dei blog che ci piacciono, bisogna rispettare queste regole:

  • Ringraziare la persona che te l'ha donato (e questo l'ho fatto abbondantemente);
  • Creare un post inserendo il premio e mettere il link della persona che te lo ha assegnato (e anche questo l'ho fatto);
  • Raccontare 7 cose di te (lo vado a fare subito);
  • Nominare 15 blog a cui vuoi assegnare il premio e avvisarli postando un commento nella loro bacheca (per questo mi ci vuole un po' più di tempo, ma ora comincio a pensarci).


Dunque, adesso devo dire 7 cose su di me; ne vorrei dire così tante che ora non me ne viene nemmeno una! Ma cominciamo.
  1. Sono di carattere abbastanza tranquillo, ma non sopporto le prepotenze o i soprusi; se subisco qualche ingiustizia faccio di tutto per ripristinare l'ordine delle cose.
  2. Anche nelle avversità, cerco sempre di vedere l'aspetto positivo di ciò che succede.
  3. Cerco sempre di essere coerente con i miei princìpi e le mie idee e vorrei che anche gli altri lo fossero: non si può predicare sull'importanza dei diritti civili e poi non pagare i contributi alla colf!
  4. Amo molto gli animali, ma non sopporto i cani che abbaiano in continuazione, e ancor meno sopporto i padroni che non fanno niente per evitare che questi animali disturbino in maniera insopportabile.
  5. Credo nell'amicizia e mi piace la buona compagnia.
  6. Ho paura di chi ha solo certezze e che spara giudizi su persone, fatti o situazioni senza chiedersi il perché delle cose.
  7. Amo la natura e vorrei che venisse rispettata di più. Non sopporto però alcuni 'ecologisti' di maniera che asseriscono (ad esempio) che le strade non vanno fatte perché rovinano la natura e poi magari girano col SUV mettendosi in coda sulla Firenze Bologna (se proprio non si può evitare di abbattere degli alberi, magari se ne possono ripiantare degli altri un po' più in là).
Per quanto riguarda l'assegnazione del premio ad altri 'bloggisti', per non fare torto a nessuno (amo indistintamente tutti i miei followers), diciamo che questo premio lo assegno idealmente a tutti!





mercoledì 20 marzo 2013

Auguri Andrea ! ... e la Fava greca


La settimana scorsa ho festeggiato il mio sessantaseiesimo compleanno ed i miei lettori mi scuseranno se ho deciso di fare un post autocelebrativo!

Conosco persone che il giorno del loro compleanno si sentono tristi, se non addirittura arrabbiate, perché hanno un anno in più. Io, al contrario, sono molto felice perché vuol dire che ancora ci sto!
Penso infatti ai molti miei amici o conoscenti, anche più giovani ... ooops, anche 'meno anziani' di me che non ci sono più e questo mi fa riflettere sul senso della vita e sulla fortuna che ho di stare ancora qui in discreta salute.

Molti mi hanno chiesto come ho festeggiato. Ho semplicemente invitato a pranzo alcuni parenti ed abbiamo passato il pomeriggio chiacchierando, o magari litigando (bonariamente), di politica, religione, famiglia, ecc. ecc.

Dunque ho fatto un pranzo per ‘sole’ sei persone (che per me sono tantissime, visto che preparo in genere per 2-3 o al massimo 4 invitati). Il pranzo naturalmente doveva essere vegetariano, così ho pensato al seguente menu.

Per cominciare, ho preparato un aperitivo da consumare in piedi con Prosecco Valdobbiadene superiore e tartufini al formaggio, come descritto nel mio precedente post. La base di questi tartufini è quella che ho ripreso dai 'bon bon' della cucina di esme (scusami Esme se prima non ti ho citata: non è nelle mie abitudini non farlo), mentre come rivestimento ho usato il pistacchio tritato, che è uno di quelli che ho usato tempo fa per fare i miei coreografici tartufini tricolori.




L'antipasto l'ha portato mia sorella che ci ha voluto fare assaggiare un piatto greco che chiamano 'fava'. Ma non è a base di fave, bensì di piselli locali, piuttosto piccoli e di colore giallo. L'aspetto è quello di un purè.
Si prepara facendo lessare questi piselli in poca acqua addizionata di sale, un poco di olio ed un pezzo di cipolla. Si aggiunge acqua man mano che viene assorbita e si lasciano cuocere fin quando sono quasi sfatti. Si passano quindi per ottenere un composto molto liscio, si condisce con un filo d'olio di oliva, un po' di succo di limone, qualche oliva nera snocciolata ed un po' di cipolla tritata finemente.

Questo piatto si serve tiepido o freddo; il sapore ricorda un po' quello dei ceci (per la verità non sapeva di piselli e neanche di fave) ma è molto gradevole.

Come piatto del giorno ho fatto una  Caponatina siciliana (il mio piatto forte), a base di melanzane e peperoni, particolarmente apprezzata da mio cognato che è siciliano (ma anche dagli altri).


La preparazione è identica a quella indicata nel mio precedente post, cui ho aumentato le dosi dei vari ingredienti ed aggiunto una melanzana ed un peperone in più.

E dopo la caponata ho inserito nel menu un'insalatina leggera e rinfrescante, ma gradevolissima, a base di radicchio rosso, frutta e ricotta salata che ho ripreso da una ricetta di Consuelo (I biscotti della zia).

Infine, per Dessert, ho rifatto la Red Velvet cake alla ricotta e cioccolato, secondo la ricetta 'gluten free' che ho preparato in occasione della sfida dell' MT Challenge di febbraio.


Tanti auguri Andrea e, per domani, Buona Primavera a tutti!

sabato 16 marzo 2013

Tartufini al formaggio con rivestimento di pistacchi



Cercavo degli stuzzichini da proporre quando viene il ragazzo di mia figlia che è vegetariano ed ho pensato di fare dei tartufini a base di formaggio sul tipo di quelli che ho proposto qualche mese fa (tartufini tricolori al formaggio). Stavolta però ho fatto una preparazione molto più semplice.

Per ricavare 18 tartufini della grandezza di una piccola noce ho usato i seguenti ingredienti:
  • Una confezione di formaggio Philadelphia da 250 g;
  • 25 olive verdi snocciolate;
  • 75 g di pistacchi sgusciati al naturale (non tostati e non salati);
  • 1 cucchiaino di burro.
Porto il formaggio e il burro a temperatura ambiente. Con un coltello riduco le olive a pezzetti abbastanza piccoli . In una terrina mescolo bene il formaggio con il burro ammorbidito e le olive spezzettate, poi lascio riposare tutto per qualche minuto.
Intanto con un mixer trito finemente i pistacchi e li dispongo su un foglio di carta da pane.
Prendo un poco di impasto e lo modello per ricavarne dei 'tartufini', cioè delle pallette, della grandezza di una piccola noce.
Faccio rotolare i tartufini nel pistacchio tritato e li dispongo dentro i pirottini.



Ed ecco i miei tartufini di formaggio e pistacchi pronti per essere gustati.





mercoledì 13 marzo 2013

Pasta 'bruscata'

Questa è una preparazione che mi ha suggerito la mia colf albanese. Con questo piatto si ha l'opportunità di smaltire vari residui di pasta, perché si possono cuocere insieme tipi di pasta diversi, purché i tempi di cottura siano abbastanza simili.

Per 2 persone servono: 200 g di pasta corta, ½ litro di brodo, 2 cucchiai di olio, una noce di burro, parmigiano, sale e pepe.


La preparazione più semplice, consigliata dalla mia donna, è la seguente.

Si prepara ½ litro di brodo, anche con il dado, e si mantiene caldo a fuoco bassissimo.
In un tegame (o in una padella capiente) si mette a scaldare una piccola noce di burro e un paio di cucchiai di olio in modo da ungere tutto il fondo. Si versa la pasta cruda, scegliendone un tipo non troppo grosso: si possono usare spaghetti spezzati a mano, mezze penne, o anche avanzi di pasta diversa, purché le dimensioni e i tempi di cottura siano abbastanza simili.
Si lascia abbrustolire per qualche minuto a fuoco vivace, girando spesso, fin quando la pasta diventa di colore rosso: questo è il segno che la pasta è stata completamente “bruscata” (abbrustolita).
A questo punto si toglie il tegame dal fuoco, si versa quasi tutto il brodo caldo (attenzione agli schizzi!), e si riprende la cottura a fuoco medio, tenendo il tegame coperto e girando di tanto in tanto, fino a che il brodo si sia completamente ritirato. Aggiustare di sale, se necessario, tenendo presente che il brodo è già salato.
Quando la pasta è ben asciutta e cotta al dente si versa nei piatti aggiungendo, se piace, una spolverata di pepe ed una manciata di parmigiano grattugiato.

Questo tipo di cottura della pasta mi ha ricordato un passaggio nella preparazione della 'Fideuà', pietanza che dovrò preparare nell'ambito della sfida di marzo dell'MTChallenge.
Questo piatto spagnolo prevede, tra le varie cose, l'uso di un particolare tipo di spaghetti corti (i Fideus), surrogabili con i nostri spaghetti tagliati a pezzi di 2-3 cm, che dovranno essere dapprima tostati (bruscati, come dice la mia colf) e poi fatti cuocere 'a risotto' versandovi poco a poco del brodo di pesce.

A questo punto, da buon ex ricercatore, ho pensato di usare i miei avanzi di pasta per fare una mezza prova di 'fideuaizzazione' (il termine l'ho inventato io), cioè provare a fare una preparazione simile, ma semplificata, di quella che poi dovrà  essere la vera e propria fideuà.
Come pasta ho usato 80 g di radiatori e 120 g circa di conchiglie rigate (i tempi di cottura non erano tanto simili, ma questa era la pasta che dovevo smaltire).
Questo è quello che è venuto fuori


pasta 'bruscata' con gamberoni

Ho dapprima preparato un brodo di pesce usando:
2 Cocci (gallinelle di mare) per circa 600 g ed un trancio di merluzzo a taglio; poi una costola di sedano, una carota, 1 cipolla bionda piccola, uno spicchio di aglio, 1 foglia di alloro, qualche gambo di prezzemolo, 3 pomodorini maturi, 3 grani di pepe nero, un pugnetto di sale.



Metto i vegetali ed i pesci in una pentola sufficientemente capiente riempita di acqua fredda. Appena alza il bollore, abbasso il fuoco e tolgo la schiuma man mano che si forma.



Dopo una mezz'ora circa, quando il pesce è cotto, lo tolgo dal brodo, lo faccio raffreddare un poco, quindi lo pulisco mettendo da parte la polpa per consumarla poi come secondo piatto.





Le teste e le lische le recupero e le rimetto nel brodo per dare più sapore. Faccio sobbollire ancora per una decina di minuti e, quando il brodo è pronto, recupero i vegetali (pomodoro, carota e sedano, ma togliendo l'aglio e la cipolla) e li trito con un passaverdure, insieme alle lische di pesce e a un po' di polpa, raccogliendo il passato in una terrina.








Filtro il brodo, lo metto in una pentola più piccola e lo tengo al caldo tenendo il fuoco bassissimo.
Preparo quindi i 3 gamberoni. Dapprima faccio appassire in poco olio una foglia di alloro; quando finisce di scoppiettare aggiungo i gamberoni e li lascio cuocere a fiamma vivace per 2-3 minuti per parte, muovendoli continuamente nella padella (tolgo nel frattempo l'alloro). A fine cottura, aggiungo un bicchierino di brandy e lo faccio infiammare piegando la padella verso il fuoco.
in foto si vede male, ma i gamberoni stanno sfiammando
Tolgo i gamberoni dalla padella e li tengo da parte al caldo in un piatto.
Aggiungo alla padella una noce di burro chiarificato e, quando è ben caldo, comincio a 'bruscare' la pasta.
Quando la pasta è diventata rossa comincio ad ad aggiungere il brodo di pesce, pochi mestolini per volta, a la lascio cuocere a fiamma vivace, aggiungendo altro brodo quando la pasta si asciuga troppo.


A metà cottura unisco il passato di pesce e verdure.


Quando la cottura è quasi ultimata, aggiungo infine i gamberoni previamente sgusciati.




Distribuire la pasta nei piatti e guarnire, a piacimento, con un po' di prezzemolo tritato o, se gradito, con un cucchiaino di paprica, o anche con una spolverata di parmigiano (io avevo fame e non ci ho aggiunto niente, ma era ugualmente molto molto saporita).


lunedì 11 marzo 2013

Il mio Sunshine award

Ringrazio anche qui la cara e iperproduttiva Consuelo per avermi girato questo graditissimo ed inaspettato riconoscimento:
il Sunshine award
Mi sembra che per ritirarlo debbo rispondere ad alcune domande su di me. Eccomi pronto!


Colore preferito? L'azzurro del cielo
Animale preferito? Il cavallo
Drink preferito? Succo di ananas 
La tua passione? Tra le tante non saprei quale scegliere; per rimanere in tema diciamo mangiare (e bere) bene: magari poco, ma bene!
Numero preferito? 10
Facebook o Twitter? Nessuno dei due
Preferisci ricevere o fare regali? Mi piace farli, magari un po' originali, specialmente in alcune occasioni (compleanni, Natale, ecc.), ma mi piace anche riceverli se sono utili
Quale giorno della settimana preferisci? Tutti, meno il lunedì
Il fiore prefrito? Gladiolo

Auguro a tutti una buona settimana, ed una buona vacanza alla cara Consu, che immagino si stia rilassando da qualche parte!




venerdì 8 marzo 2013

Penne al sugo di gamberetti e zucchine

Oggi avevo voglia di pesce e quando ho visto che il mio pescivendolo aveva dei bei gamberetti rossi ho pensato di usarli per un primo veloce e gustoso.

Per due persone ho usato questi ingredienti


300 g di gamberetti
3 zucchine non tanto grandi
qualche pomodorino ben maturo
1 cipolla piccola
2 spicchi di aglio
3 cucchiai di olio evo
1 bacca di peperoncino
1/2 bicchiere di vino bianco
1 o 2 cucchiai di parmigiano
sale
200 g di penne o altro tipo di pasta a piacere

Per prima cosa bisogna sgusciare i gamberetti ed eliminare il filo intestinale che si trova sulla schiena. Il lavoro non è difficile: con due dita si tira via il carapace della testa, poi si toglie la coda, quindi si sfila la parte di guscio residua tirandola indietro. Per togliere il filo intestinale, la cui parte più appariscente viene via in genere insieme alla testa, bisogna usare un coltellino a punta, fare una leggera incisione sulla schiena, portare in superficie il filo scuro e quindi eliminarlo.

Dopo aver messo i gamberetti puliti in una ciotola, cominciamo  a preparare le zucchine. Dopo averle lavate ed asciugate, le riduciamo a dadini abbastanza piccoli: praticamente le ho fatte prima a rondelle piuttosto spesse (3-4 mm ca.) e poi le ho tagliate ancora in 3 o 4 parti.
Lavare ed asciugare infine i pomodorini e tagliarli in 4 spicchi.

In una padella antiaderente mettere a rosolare in un poco di olio una cipolla tagliata abbastanza finemente insieme a 1 o 2 spicchi di aglio spellati. Salare leggermente e, appena cominciano a prendere colore, aggiungere le zucchine. Lasciarle imbiondire dapprima a fuoco vivace, poi togliere l'aglio, coprire e lasciar cuocere a fuoco moderato finché risultino abbastanza ammorbidite. Aggiungere quindi i pomodorini a pezzi, regolare di sale, e continuare a cuocere con il coperchio per qualche minuto ancora.


Durante la cottura, schiacciare con una forchetta una parte di zucchine in modo da fare una salsa più densa e saporita.


Aggiungere mezzo bicchiere di vino bianco preferibilmente caldo (o almeno non freddo di frigorifero), lasciare evaporare qualche minuto e aggiungere infine i gamberetti.
Cuocere per alcuni minuti, ma non troppo per non farli indurire. Spegnere il fuoco se la pasta non è pronta.

Intanto cuocere 200 g di penne o altro tipo di pasta a piacere, scolare la pasta molto al dente e versarla nella padella con il sugo, cui nel frattempo avremo riacceso il fuoco.
Mantecare bene, aggiungendo un paio di cucciai di parmigiano. Spegnere il fuoco, lasciare riposare per un minuto e impiattare.


Auguri a tutte le donne!

Oggi non è semplicemente la festa della donna, ma è precisamente la Giornata Internazionale della Donna!
Questa celebrazione ricorre l'8 marzo di ogni anno ed è stata istituita per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo. 
E', in altre parole, un momento di riflessione sulle condizioni passate ed attuali della donna.
E con questo spirito faccio i miei auguri a tutte le donne, in particolare a mia moglie e a mia figlia, ed a tutte le mie care followers: Daniela, Beatrice, Dana et Dana, Esme, Maria, Michela, Margherita, Marina, Isabella, Giuliana, Nicoletta, Sandra, Patrizia, Antonietta, Francesca, Mammalorita, Maristella, Monica, Cuocatralenuvole, Carmen, Silvia, Bianca, Kiara, Meri, Flora, Angelica, Artemisia, Lalexa, Chiara, Ideecreative, Any, Ely, Fr@, Giovanna, Michela, Fariapa (Simona), Gemma, Ninì, Roberta, Laura, Patrizia, PattyPatty, Stefania, Stella, MariaGrazia, Bea, Mari, Giovanna. E se per caso ho dimenticato qualcuna, oppure se qualche follower ha dimenticato di unirsi al mio sito, faccio gli auguri anche a loro!

martedì 5 marzo 2013

Caponata


È un piatto dai mille sapori, tipico della cucina siciliana ma diffuso in tutta l’area mediterranea. È usato spesso come contorno o antipasto, ma può benissimo venire utilizzato come piatto unico a tutto pasto, accompagnato con un po’ di pane.

Il nome sembra derivare da ‘capone’, termine con il quale in alcune zone della Sicilia viene chiamata la ‘lampuga’ (nel Lazio il capone viene spesso chiamato ‘gallinella di mare’); si tratta di un pesce diffuso nelle acque tropicali e subtropicali dell’oceano, ma che è presente ed apprezzato anche nel Mar Mediterraneo.
Questo pesce veniva servito nelle tavole dell'aristocrazia condito con la salsa agrodolce tipica della caponata. Il popolo, non potendo permettersi di comprare questo pesce, lo sostituì con le economiche melanzane. E questa è la ricetta che è giunta fino a noi.


La caponata esiste in numerose varianti, a seconda degli ingredienti usati, ma in genere è costituita da un insieme di ortaggi fritti (per lo più melanzane), conditi con sugo di pomodoro, sedano, cipolla, olive e capperi, in salsa agrodolce.

Questo è un piatto che a me riesce particolarmente bene: mio cognato, che è siciliano, dice che buona come la mia non l'ha mai mangiata da nessuna parte. Sarà inoltre per merito della preparazione agrodolce, ma questo è uno dei pochissimi piatti in cui digerisco i peperoni senza il minimo problema.


la mia caponata con melanzane e peperoni rossi

Per fare la 'mia' caponata uso i seguenti ingredienti (per 4 persone).
  • 2 melanzane violette abbastanza grandi;
  • 2 peperoni (preferibilmente uno giallo e uno rosso);
  • 1 cipolla;
  • 1 costa di sedano;
  • 1 cucchiaio colmo di capperi sotto sale;
  • 60 g di uva sultanina;
  • 50 g di pinoli;
  • 100 g di olive snocciolate (nere, o anche verdi);
  • 250 g di polpa di pomodoro (o di passata);
  • ½ bicchiere di aceto bianco di vino;
  • 1 cucchiaio raso di zucchero;
  • Sale;
  • Olio di semi di arachide e di oliva extra vergine in parti uguali per friggere (1 litro ca.), + 3 cucchiai di olio evo per il soffritto.
Questa è la preparazione.
Lavare e tagliare le melanzane a cubettoni senza sbucciarle e metterle a friggere in abbondante olio ben caldo; io uso preferibilmente una miscela di olio e.v. di oliva e di arachidi che sono tipi di olio che resistono molto bene alle alte temperature. Scolarle e fare assorbire l’eccesso di olio ponendole in un recipiente su carta assorbente.


Lavare i peperoni (usarne di due colori differenti, es. uno rosso e l’altro giallo, ma io ho trovato solo quelli rossi); tagliarli a metà nel senso della lunghezza, privarli dei semi e delle parti bianche, farli a strisce e poi tagliarli a pezzi abbastanza grossetti. Friggerli nello stesso olio usato per le melanzane, toglierli quando si sono ammorbiditi e mettere anche questi su carta assorbente.


Intanto tritare non troppo finemente la cipolla e metterla a scaldare in una padella larga e capiente in poco olio e.v. d’oliva. Quando comincia ad ammorbidirsi, unire il sedano a pezzetti e una presa di sale.
Dopo qualche minuto aggiungere i capperi dissalati e sminuzzati grossolanamente (ma si possono usare anche interi), poi l’uvetta (non c'è bisogno di ammorbidirla nell'acqua), i pinoli interi, e le olive snocciolate.




Dopo un paio di minuti di cottura a fiamma media, aggiungere i peperoni e le melanzane, nonché un bel pizzico di sale (regolarsi con il sale in funzione dalla sapidità dei capperi).



Mescolare delicatamente, quindi versare mezzo bicchiere di aceto bianco.



Aggiungere infine un cucchiaio raso di zucchero.



Lasciare evaporare per qualche minuto a fiamma vivace girando di tanto in tanto, quindi incorporare la polpa di pomodoro (o la passata).



Coprire quindi la padella e lasciare cuocere per una ventina di minuti a fiamma bassa, mescolando delicatamente ogni tanto.

Spegnere il fuoco e lasciare riposare per qualche minuto.

Se viene consumata come piatto unico conviene mettere sul fondo del piatto un po' di pane tostato ridotto a quadratini. Volendo, come guarnitura, si possono spargere un po’ di pinoli in superficie.


La caponata è buona calda, tiepida o anche fredda. Se avanza, cosa poco probabile, può andare bene anche per il giorno dopo.


lunedì 4 marzo 2013

Torta moretta bis

Non vorrei sembrare ripetitivo, ma oggi ho fatto la ricetta che volevo preparare l'altro ieri: dei dolci al cioccolato in formato monoporzione da cuocere al microonde.
Il microonde è un mio recente acquisto e cerco di usarlo per capire dove funziona bene e dove invece conviene ricorrere a sistemi di cottura più tradizionali.
Dunque, oggi ho voluto preparare quattro dolcetti usando degli stampini monodose in modo da poter mangiare il mio cioccolato in qualsiasi momento, senza dover aprire una grossa torta.
La preparazione è molto simile a quella che ho indicato l'altra volta (vedi qui); le dosi, naturalmente, sono alquanto ridotte.
Per 4 stampini gli ingredienti sono:

  • 80 g di farina 00
  • 80 g di zucchero
  • 4 cucchiai non troppo colmi di cacao amaro in polvere
  • 2 uova
  • 40 g di burro semi disciolto al microonde (ca. 30 secondi a 270 w)
  • 8 cucchiai di latte
  • 2 cucchiaini di lievito in polvere  (meno di 1/2 bustina)
  • 1 bicchierino di brandy
Queste lo operazioni da eseguire.
Setacciare e mescolare insieme tutti gli ingredienti (per non sporcare troppo in giro, ho usato una frusta a mano).
Imburrare e infarinare gli stampini e riempirli a metà con l'impasto: non metterne di più perché rigonfia parecchio (io li avevo riempiti quasi a 3/4 ed ha debordato un po').
Mettere nel microonde a 600 w per tre minuti e mezzo. Poi, siccome alla prova stecchino l'impasto risultava ancora bagnato, ce li ho tenuti ancora un altro minuto, e poi un altro ancora.
Lasciare riposare qualche minuto nel forno, poi tirare fuori e lasciare raffreddare bene.
Al successivo tentativo di estrarli dagli stampini ho invece avuto qualche problema, forse non erano ancora perfettamente cotti ed una parte di dolce è rimasto attaccato al fondo (poco male, la parte rimasta attaccata me la sono mangiata subito col cucchiaino).

Per nascondere le imperfezioni li ho rivestiti di panna che ho montato insieme ad un paio di cucchiaini di zucchero a velo vainiglinato.

Come decoro ho sormontato il tortino con un cioccolatino ottenuto fondendo al microonde (1 minuto circa a 100 w) i quadretti di cioccolato fondente, che ho messo direttamente dentro la cavità di un set di formine.

Prova microonde riuscita? Direi al 70%. L'altra volta l'impasto era bello compatto e facile da sformare; stavolta è rimasto tutto un po' spugnoso, pur risultando molto buono. Ma sicuramente c'ho messo molto meno tempo!


sabato 2 marzo 2013

Torta moretta ?


Chiarisco subito che il punto interrogativo del titolo non è casuale. Infatti questa torta è nata per essere un’altra cosa. In realtà volevo provare a preparare un dolce al cioccolato da fare velocemente al microonde, usando stampini monoporzione.
Poi ho pensato che di stampini ne avevo solo 6, mentre gli ospiti sarebbero stati 8. Conseguentemente avrei dovuto usare un contenitore piuttosto grande che, come tale, non avrebbe assicurato una cottura sufficientemente uniforme nel microonde.
Ho quindi ripiegato sull'uso di una pirofila rettangolare da cuocere al forno.

Per una torta non tanto grande, adatta per 6-8 persone, ho usato:
·        Farina 00, 140 g
·        Zucchero, 120 g
·        Burro, 80 g
·        Cacao amaro, 60 g
·        Uova medie, 3
·        Latte, 8 cucchiai
·        Lievito in polvere, 2 cucchiaini
·        Brandy, 1 bicchierino
·        Sale, 1 pizzico

Io ho preferito fare una preparazione non troppo dolce e non troppo pesante, ma se si vuole si può usare un uovo in più ed una quantità di zucchero pari a quella della farina; per la precisione, inoltre, ho usato 55 g di cacao invece di 60 g perché non ne avevo di più.



 La preparazione è molto semplice.
Si setacciano e si mettono tutti gli ingredienti insieme, aggiungendo anche il burro che ho prima ammorbidito al microonde tenendolo per 1 minuto a 100 w.
Amalgamare tutto con una frusta elettrica a velocità piuttosto alta per ottenere un composto liscio e omogeneo (attenzione agli schizzi, potreste ritrovarvi tutta la cucina tappezzata di buon cioccolato...!).

Versare tutto in un contenitore di pirex con l’interno previamente rivestito con burro e farina e mettere in forno preriscaldato a 180° per 25 minuti circa (fare prova stecchino).


Lasciare raffreddare e poi sformare. Per facilitare il distacco della torta, può essere utile passare la lama liscia di un coltello attorno ai bordi della pirofila.
Come rivestimento ho usato 250 ml di panna fresca che ho montato insieme a un cucchiaio di zucchero (ma si può anche usare lo zucchero a velo o altro a proprio piacimento).
Per guarnizione ho invece usato formine di cioccolato che ho ricavato facendo rassodare su appositi stampini un po’ di cioccolato fondente sciolto a bagnomaria.
A detta dei miei ospiti il risultato è stato ottimo. E infatti è finita subito!